Decalogo educativo
Flessibilità e apertura al cambiamento
«Impiegare tutti quei mezzi di educazione che si trovassero opportuni» (Costituzioni di Lodovico Pavoni - Idea Generale)
L’Insegnante-educatore pavoniano è flessibile e disponibile ad adattarsi alle mutevoli situazioni storiche, ambientali e soggettive del fenomeno educativo. Egli si adopera a cogliere i tratti distintivi della condizione giovanile nei vari contesti socio-culturali, a rilevarne le potenzialità e i disagi. Egli si configura più come l’uomo aperto a nuovi scenari di speranza che come il cantore del tempo passato. Sa inculcare i valori perenni anche nel clima nichilista contemporaneo, anche tra i destinatari in situazione di marginalità. Nel settore scolastico-professionale egli è attento ai mutamenti sia sul versante delle politiche scolastiche sia sul fronte della continua evoluzione tecnologica, per fornire agli adolescenti una competenza adeguata ed un sicuro inserimento nel mondo del lavoro.
Puntare alla ragione e al cuore
«La sferza per l’uomo deve essere la ragione» (Lettera n. 29 del Pavoni a Guccini)
L’Insegnante-educatore pavoniano è consapevole che educare non è un vincere, ma un convincere. La forza della ragione è più autorevole della ragione della forza. Nella società pluralista attuale egli si propone di contagiare i giovani più con la persuasione della ragionevolezza e dell’esemplarità che non con la forza del ruolo o della consuetudine. Egli vive la sua missione con passione educativa, non accontentandosi di «fare del bene», ma desiderando «voler bene».
La sinergia della collaborazione
«Pienamente concordi nel metodo di educazione» (Introduzione al Regolamento, pag. 43)
L’educazione non è opera di solisti, ma è lavoro di squadra. È l’intera comunità scolastica, Religiosi e Laici collaboratori, ad essere soggetto educante. Le incoerenze tra gli operatori annullano l’efficacia delle proposte. Oltre alla sintonia nello stile, la comunità è attenta al rapporto biunivoco della relazione educativa: i giovani non sono solo recettori di formazione, ma anche partners che collaborano a spingere la missione educativa oltre la semplice riproduzione generale e culturale.
Puerocentrismo o attenzione alla persona
«Un deposito prezioso e santo» (Costituzioni del Pavoni n. 257)
Nel metodo educativo pavoniano la prima preoccupazione dell’educatore è quella di studiare la personalità di ogni ragazzo per arrivare ad una conoscenza e ad un rapporto interpersonale profondo: scoprire i tratti del carattere, le qualità intellettuali, i dinamismi emotivi, il vissuto esperienziale precedente, l’azione misteriosa della Provvidenza e della grazia di Dio, per assecondare ciò che vi è in lui di positivo e correggere ciò che vi è di sbagliato. Senza misconoscere l’importanza ed il peso dei coetanei, delle dinamiche di gruppo e della necessità di porre interventi a destinazione collettiva, l’educatore pavoniano si preoccupa di mettere al centro delle sue cure il singolo educando, nella sua irripetibile unicità e nella sua inconfondibile originalità.
Spirito di famiglia
«Li ameranno come la pupilla dell’occhio proprio» (Costituzioni del Pavoni n. 257)
L’educazione è un’arte che parte dal cuore e si compie nell’amore. Come la famiglia è l’ambito naturale d’amore in cui si realizzano i processi di contagio valoriale, così il Centro si conforma il più possibile al «focolare domestico». Delicatezza, rispetto, paterno e cristiano interessamento, sono i tratti distintivi dell’Insegnante-educatore pavoniano, preoccupato della riuscita esistenziale dei suoi alunni. La collaborazione con la famiglia d’origine costituisce una carta vincente per concordare opportune linee pedagogiche e perseguire i medesimi intenti. Per ricreare nel Centro il clima di famiglia ed il più ampio contesto sociale, si ritiene importante inserire nell’organismo educativo un’adeguata presenza femminile di operatrici e di Insegnanti: in tal modo i giovani possono sperimentare la paternità e la maternità di Dio.
La fede cristiana, anima dell’educazione
«Tutto è nulla ciò che non è Dio» (Costituzioni del Pavoni n. 252)
L’azione educativa di un Centro ispirato dai Pavoniani è poco comprensibile, se sganciata da una visione profondamente cristiana dell’uomo, del suo destino e del suo orizzonte di senso. In questa struttura si avrà «cura speciale di ben formare il cuore dei giovinetti, di istruirli rettamente secondo la fede e la religione» (CP 123). Dire-Dio-oggi è il grande mandato profetico affidato ai cristiani: l’operatore di un Centro pavoniano si premura, pertanto, di aggiornare la propria formazione al fine di acquisire gli strumenti più adatti a proporre il messaggio cristiano nell’attuale contesto di indifferentismo religioso. La trasmissione della fede, che viene offerta da tutto lo staff degli Insegnanti-educatori, esige pertanto la testimonianza della vita, gioiosamente vissuta con spirito evangelico.
Si tratta di operare una vera e propria ri-evangelizzazione nel contesto del neopaganesimo attuale, facendo leva sia sull’annuncio/ascolto sia sulla partecipazione/esperienzialità. In tale pastorale scolastica viene inserita la dimensione vocazionale, con la valorizzazione della vocazione al matrimonio, alla vita religiosa e a quella sacerdotale.
L’attività scolastico-professionale come fattore educativo
«Amici del lavoro» (Costituzioni del Pavoni n. 258)
Lodovico Pavoni, precorrendo la moderna ergoterapia, era consapevole che un’attività professionale ben congeniale al soggetto può diventare un efficace stimolo di maturazione e di crescita della persona che, trovando nel lavoro gratificazioni sane e profonde e un mezzo di sussistenza, sarà così rinforzata nel suo processo formativo.
L’Insegnante-educatore pavoniano è attento all’orientamento professionale, rispetta le aspirazioni e le attitudini di ogni ragazzo e, al contempo, si fa osservatore attento del mercato del lavoro, cogliendo altresì quelle istanze di evoluzione tecnologica e di approfondimento culturale che inducano ad una continua ricalibratura dei programmi scolastici professionalizzanti.
Ordine, disciplina, sacrificio
«Usare con loro dolcezza e forza» (Costituzioni del Pavoni n. 274)
Pur nel contesto di un clima familiare cordiale, il metodo educativo pavoniano dà anche molto peso al sacrificio e alla disciplina, non come fini a sé stanti, ma come elementi importanti di educazione all’equilibrio, all’autocontrollo, alla padronanza di sé e delle proprie pulsioni. Nella confusione culturale attuale, contraddistinta da un non-direttivismo educativo, l’Insegnante-educatore «deve usare destramente dolcezza e forza», sa «farsi santamente amare e salutarmente temere» e si adopera a convincere i giovani che nella vita non è il cammino che è difficile, ma è il difficile che è cammino (Kierkegaard).
Clima di allegria e gioiosa attività
«Aperti e sinceri, vivaci ed allegri, avveduti ed attivi» (Costituzioni del Pavoni n. 270)
Gli educatori in un Centro pavoniano devono saper irradiare serenità e gioia, infondendo fiducia ed ottimismo alle nuove generazioni. L’ambiente di formazione deve permettere spazi e opportunità di protagonismo giovanile: gioco, attività teatrale, musica, escursioni, vacanze organizzate. Così la struttura non penalizza lo slancio vitale, bensì lo canalizza verso una co-partecipazione festosa ed attiva. La gioiosa attività trova, poi, il suo culmine in progetti di solidarietà a favore dei poveri della terra.
La legge della gradualità
«Dai principianti non pretendere di più» (Costituzioni del Pavoni n. 271)
Le differenze attitudinali e caratterologiche, i diversi tempi di maturazione dei singoli alunni inducono alla legge della gradualità formativa, in modo che l’intervento educativo risulti personalizzato al massimo. Non vale, in pedagogia, il criterio dell’uguaglianza di trattamento o della giustizia equidistributiva. Giustizia è pretendere che ciascuno diventi se stesso e realizzi in pienezza le sue potenzialità. L’educatore, pertanto, si affianca al singolo giovane e, partendo dalla sua situazione particolare, cammina al suo fianco verso la conquista delle sue mete possibili, senza sconti o debolezze, ma con cosciente realismo. Il Centro ritiene necessario raggiungere degli «standard ambientali» di stile, di tratti, di atmosfera che qualificano come «pavoniana» la sua azione educativa.





